Se sei un’adulto (peggio sul vecchio andante) abbastanza fortunato che vive tutto l’anno dalle nostre vaste parti, non sai nemmeno bene tu cosa sperare per il 2025 che si avvicina.
Una volta bastava essere onesti, fare bene il proprio lavoro, cercare di andare d’accordo con tutti e veniva sera quasi senza accorgersene.
La paura apparteneva all’ambito del concreto, un futuro migliore era praticamente la certezza per chi lavorava sodo e la cosa più virtuale in giro erano i soldi del monopoli.
Oggi rincorriamo tutti immagini, suoni ed idee che ci confermino quello che crediamo e/o speriamo, lupi vestiti da agnelli in ogni angolo e guai ad accendere la TV sperando in svago o conforto, come minimo tutti si odiano e te lo vogliano far sapere, macerie vere di città si sovrappongono a macerie istituzionali e morali lasciando sgomenti chi, peggio per loro naturalmente, si ostinano ad essere empatici e sensibili.
L’onesto è un coglione, il furbo un vincente e quindi da che parte vuoi stare?
Tutto molto poco natalizio o NO?
Fateci caso : molte meno luci natalizie in giro, la stanchezza ed il disincanto prima esclusivi di pochi o tanti Grinch, adesso vengono branditi ed ostentati da chiunque, ma tutti proprio tutti vorrebbero tornare a guardare quelle luci, quella capanna e quella stella o quel vestitone rosso con gli occhioni dei bambini per cui NO proprio no ed Il segreto è tutto qui.
A nessuno piace la paura come a nessuno piace perdere, ma se vinci di malanimo la paura non ti passerà mai, mentre se perdi nel rispetto è solo una tappa della vita, forse la più importante. Pensate forse che per i nostri nonni fosse facile? e per i nostri genitori?
Una pesantissima cerniera tra il passato ed il futuro ecco come dobbiamo sentirci, un punto di giunzione sollecitatissimo che dobbiamo mantenere con forza, con la consapevole nostalgia per un mondo semplice e bellissimo che era, ma non tornerà più, e la visione di un futuro complesso che ci spaventa ma che, tenendo durissimo, dobbiamo permeare dei valori più alti che ci appartengono.
Lo dobbiamo ai bambini di oggi come lo hanno fatto per noi gli adulti di ieri.
Tenete durissimo ragazzi, il Progetto Penice è sempre stato e vuole continuare ad essere un esempio di accoglienza ed aiuto gratuito per tutti dove si cerca quello che unisce, mai quello che divide, nel rispetto della natura e di noi stessi. Una realtà concreta, rifugio fisico e di memoria, solo perché esiste, per molti bimbi/ragazzi/giovani ormai cresciuti che potranno replicare se vorranno o anche solo ripararvisi quando ne avranno bisogno.
E’ questo il momento migliore per ricordarvelo, per ricordarcelo, assieme al centro di quella capanna benedetta che ci urla quanto siamo più felici e forti se siamo uniti, se ci siamo uno per l’altro, donne e uomini di PACE.
Buon Natale a tutti
Marco

